Con l’ordinanza n. 5043 del 6 marzo 2026, la Corte di Cassazione interviene su un tema delicato: il riconoscimento del lavoro domestico e la corretta valutazione della retribuzione, chiarendo che una motivazione superficiale non è sufficiente a giustificare una decisione.
Il caso
La vicenda riguarda due lavoratrici domestiche, madre e figlia, che sostenevano di aver lavorato per la stessa datrice in periodi differenti:
una tra il 2015 e gennaio 2017
l’altra tra il 2016 e gennaio 2017
Le lavoratrici chiedevano:
il riconoscimento del rapporto di lavoro subordinato
il pagamento delle differenze retributive
basandosi anche sul contratto collettivo di settore e sui principi dell’art. 36 della Costituzione.
Le decisioni precedenti
Il Tribunale di Torre Annunziata aveva riconosciuto le loro ragioni, condannando la datrice di lavoro al pagamento di:
7.500 € per una lavoratrice
2.200 € per l’altra
Successivamente, però, la Corte d’Appello di Napoli ha ridotto drasticamente gli importi, riconoscendo solo il TFR:
738 €
769,04 €
I motivi del ricorso
Le lavoratrici hanno impugnato la decisione evidenziando:
un’errata interpretazione di una conciliazione sindacale
una motivazione insufficiente nel rigetto delle loro richieste
La decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, rilevando diversi errori:
la conciliazione sindacale era stata interpretata in modo scorretto, poiché riguardava solo una lavoratrice e periodi diversi
la motivazione della Corte d’Appello risultava solo apparente, senza una reale spiegazione
Inoltre, la Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: per valutare se la retribuzione è adeguata, il giudice deve fare riferimento ai contratti collettivi nazionali.
Nel caso concreto, questo confronto non era stato effettuato in modo corretto.
Cosa succede ora
La sentenza è stata annullata e il caso rinviato alla Corte d’Appello di Napoli, che dovrà riesaminare la vicenda applicando i principi indicati dalla Cassazione.