Nel lavoro autonomo, il tema dell’inerenza delle spese di rappresentanza per i professionisti è da sempre un punto centrale nei controlli fiscali. La recente ordinanza n. 26553/2025 della Corte di Cassazione ribadisce che, per i professionisti, non basta dimostrare che una spesa potrebbe rientrare tra quelle di rappresentanza: occorre provare concretamente che sia stata sostenuta per finalità promozionali e non personali. Il requisito dell’inerenza resta quindi decisivo e deve essere documentato in modo puntuale.
Come vengono controllati i professionisti
L’attività ispettiva nei confronti dei lavoratori autonomi si svolge spesso con metodi indiretti e presuntivi, finalizzati a ricostruire eventuali compensi non dichiarati. La Guardia di Finanza, tramite la circolare n. 1/2018, evidenzia come i verificatori utilizzino una combinazione di:
- elementi documentali e materiali
- analisi di spese, investimenti e movimenti finanziari
- riscontri tra contabilità, dichiarazioni e documentazione extracontabile
Quando necessario, si passa a un approccio analitico-normativo che parte dalla riconciliazione dei documenti fiscali con le registrazioni contabili e le dichiarazioni del contribuente.
La verifica si articola in tre fasi: selezione degli elementi da analizzare, individuazione di come influenzano l’attività professionale, e quantificazione presuntiva dei compensi. Un’attenzione particolare è dedicata alle spese sostenute, alla loro coerenza rispetto ai compensi dichiarati e alla loro effettiva necessità per l’attività.
Il principio di inerenza
L’articolo 109 del TUIR stabilisce che un costo è deducibile solo se inerente all’attività svolta. L’inerenza non è un concetto quantitativo e non dipende dall’utilità o dalla congruità economica della spesa, ma dalla sua relazione diretta con l’attività professionale.
La Cassazione ha chiarito negli anni che:
- l’inerenza è un principio generale immanente nella nozione di reddito d’impresa
- la valutazione è qualitativa: non conta quanto la spesa “convenga”, ma se è realmente collegata alla professione
- l’antieconomicità può essere un indizio di non inerenza, ma richiede ulteriori elementi probatori
È sempre il contribuente a dover dimostrare la natura professionale del costo, attraverso documenti, riscontri e prove concrete.
Le spese di rappresentanza nel lavoro autonomo
Per i professionisti, l’art. 54-septies TUIR consente la deduzione delle spese di rappresentanza entro il limite dell’1% dei compensi percepiti, a condizione che i pagamenti siano tracciabili. Rientrano tra queste:
- acquisto di beni destinati a omaggi
- acquisto di opere d’arte o oggetti di antiquariato utilizzati come strumenti per l’attività
- acquisto di beni destinati a essere ceduti gratuitamente
Il limite fiscale non esonera però dal requisito fondamentale: dimostrare che le spese siano realmente finalizzate alla promozione dell’attività professionale.
L’ordinanza n. 26553/2025 della Cassazione
La Corte è intervenuta su un caso riguardante un commercialista a cui era stata negata la deducibilità di oltre 24.000 euro di spese di rappresentanza per mancata prova dell’inerenza. Le spese contestate includevano:
- un vaso Gallé d’epoca
- premi destinati ad allievi di una scuola
- oggetti di pregio e gioielli destinati a omaggi futuri
Pur essendo astrattamente classificabili come spese di rappresentanza, mancava la prova della loro effettiva destinazione a finalità promozionali. Il professionista non aveva documentato:
- a chi fossero stati consegnati gli oggetti
- come fossero stati utilizzati
- in che modo contribuissero alla sua attività professionale
La Cassazione ha confermato che la sola compatibilità “di natura” non è sufficiente. Serve dimostrare un utilizzo concreto e inerente.
Il principio di diritto formulato chiarisce che la deduzione richiede:
- finalità promozionale effettiva
- utilizzo non personale
- documentazione che provi la destinazione
- rispetto del requisito dell’inerenza, autonomo e indispensabile
Cosa significa per i professionisti
L’ordinanza ribadisce un concetto chiave: nella deduzione delle spese di rappresentanza non conta solo la tipologia del bene acquistato, ma soprattutto la prova del suo impiego professionale. Gratuità, finalità promozionale e ragionevolezza non sostituiscono il requisito dell’inerenza.
Per essere deducibile, ogni spesa deve essere accompagnata da documentazione chiara che dimostri:
- destinatari
- finalità
- collegamento con l’attività
- coerenza con gli usi della professione
In assenza di queste evidenze, la spesa può essere integralmente recuperata a tassazione.