Nel 2026 l’accertamento tributario consolida un’evoluzione già avviata negli ultimi anni, abbandonando progressivamente la logica del controllo generalizzato per orientarsi verso una selezione mirata delle posizioni a maggior rischio. Il baricentro dell’azione amministrativa si sposta dalla casualità alla pre-selezione basata sull’analisi dei dati, con l’obiettivo di aumentare l’efficacia delle verifiche, ridurre i falsi positivi e anticipare le criticità attraverso strumenti orientati alla compliance.
Non si tratta di delegare la decisione impositiva a sistemi automatici, ma di rendere più qualificata la fase istruttoria preliminare. L’innovazione risiede nella capacità di individuare in anticipo le incoerenze informative più rilevanti, concentrando l’attività di controllo sulle posizioni che presentano reali probabilità di scostamento rispetto ai dati dichiarati.
I documenti di programmazione dell’amministrazione finanziaria per il 2026–2028 collocano l’investimento in digitalizzazione e analisi avanzata dei dati come asse strutturale dell’azione di controllo. Resta tuttavia fermo il presidio giuridico dell’accertamento: motivazione dell’atto, contraddittorio e verificabilità delle evidenze continuano a rappresentare requisiti imprescindibili, a tutela dell’equilibrio tra efficienza amministrativa e diritti del contribuente.
L’impatto della tecnologia
Nel 2026 l’impatto della tecnologia si concentra soprattutto nella fase di selezione e istruttoria. L’individuazione delle posizioni da approfondire avviene sempre più attraverso indicatori di rischio costruiti mediante incroci sistematici di dati fiscali, finanziari e patrimoniali. Per imprese e professionisti questo comporta un cambio di prospettiva: la gestione del rischio non inizia più con la difesa “a valle” dell’accertamento, ma con il presidio preventivo della coerenza tra dichiarazioni, contabilità, flussi finanziari e informazioni presenti nelle banche dati pubbliche.
L’idea del controllo come attività imprevedibile e generalista lascia spazio a un modello fondato sulla rilevazione di anomalie ricorrenti, che emergono da disallineamenti tra basi informative. In questo contesto, il valore non è “evitare” il controllo, ma ridurre le aree di contestazione fondate su carenze documentali o incoerenze meramente formali, rafforzando la capacità di ricostruire in modo rapido e ordinato le scelte economiche e fiscali.
Il ricorso a tecniche di analisi avanzata consente di trattare volumi di dati che non sarebbero gestibili manualmente. L’apprendimento automatico viene utilizzato per individuare combinazioni di indicatori che ricorrono in situazioni effettivamente irregolari e per attribuire priorità istruttorie; l’analisi automatica di testi e documenti riduce i tempi di classificazione e lettura; l’analisi delle relazioni tra soggetti e operazioni facilita la ricostruzione di filiere, interposizioni e schemi potenzialmente anomali. In questo schema, la tecnologia supporta la selezione e l’organizzazione delle informazioni, mentre la decisione finale resta saldamente ancorata alla valutazione umana e giuridica.
Obiettivo centrale
Un obiettivo centrale dichiarato è la riduzione dei falsi positivi. Le posizioni segnalate come rischiose ma risultate regolari a verifica rappresentano un costo sia per i contribuenti, chiamati a giustificare scostamenti non sostanziali, sia per l’amministrazione, che impiega risorse su controlli a basso valore aggiunto. La direzione indicata è affinare progressivamente i modelli di selezione, “apprendendo” dagli esiti delle verifiche per avvicinare il rischio stimato a quello effettivo. L’efficienza non coincide con un aumento numerico dei controlli, ma con una migliore qualità probatoria nei casi realmente critici.
In questo quadro si inserisce anche il rafforzamento del coordinamento operativo con la Guardia di Finanza. L’integrazione tra analisi del rischio e riscontri sul territorio mira a ridurre duplicazioni e dispersioni, migliorando al contempo la taratura degli indicatori attraverso il confronto tra segnalazioni preliminari ed esiti delle verifiche.
Accanto alla dimensione algoritmica, il piano attribuisce un ruolo centrale ai controlli sugli immobili e alla qualità dei dati catastali. Da un lato, si punta a migliorare completezza, aggiornamento e interoperabilità delle informazioni; dall’altro, si intensificano le azioni mirate su fabbricati non censiti o censiti in modo inesatto e sulle unità interessate da interventi edilizi agevolati. L’incrocio tra dati catastali, informazioni sulle agevolazioni e altri tracciati consente di intercettare disallineamenti tra realtà sostanziale e rappresentazione amministrativa, che diventano rilevanti solo se non adeguatamente spiegati e documentati.
Triennio 2026–2028
Per il triennio 2026–2028 sono previsti obiettivi di copertura progressivamente crescenti: nel 2026 la quota di immobili da sottoporre a controllo è indicata al 36%, con un aumento delle segnalazioni di posizioni non aggiornate negli anni successivi, a testimonianza di un presidio strutturale sempre più intenso.
L’analisi dei dati è utilizzata anche per generare comunicazioni preventive finalizzate alla regolarizzazione spontanea, prima dell’avvio di fasi di controllo formali. Per imprese e studi questo implica trattare tali comunicazioni come veri e propri processi interni, con gestione strutturata dei tempi, raccolta delle evidenze, predisposizione delle risposte e tracciamento degli esiti.
Il rafforzamento della selezione guidata dai dati porta con sé alcune criticità ricorrenti. Da un lato, la qualità della motivazione resta centrale: la pre-selezione può essere interna, ma la pretesa deve fondarsi su elementi intelligibili e verificabili. Dall’altro, esiste il rischio di sovra-segnalazione nelle fattispecie di confine, specie quando gli indicatori sono tarati in modo eccessivamente ampio o le informazioni esterne risultano incomplete o non aggiornate. In questo contesto, la gestione del contraddittorio richiede una narrazione documentale coerente e unitaria, evitando risposte frammentate che lasciano zone d’ombra.
Il 2026, con l’accertamento, segna quindi il consolidamento di un modello di controllo più selettivo e guidato dai dati. Cambia la fase di ingaggio, non il perimetro delle garanzie. Le tecnologie accelerano la lettura delle informazioni e la scelta delle priorità, ma l’accertamento resta un atto giuridico fondato su motivazione, contraddittorio e verificabilità. Per imprese e professionisti, la risposta efficace non è episodica, ma consiste nella costruzione preventiva di coerenza informativa, tracciabilità documentale e processi organizzativi in grado di intercettare le anomalie prima che si trasformino in contestazioni formali.