Prosegue l’iter di conversione del Decreto Primo Maggio 2026, con una serie di modifiche che incidono su lavoro, previdenza complementare, contrattazione collettiva e tutele per i lavoratori delle piattaforme digitali. Le novità approvate dalla Commissione Lavoro della Camera introducono importanti misure a sostegno delle famiglie, nuove regole per i riders e interventi in materia di salario e relazioni industriali.
Incentivi alle imprese per la conciliazione vita-lavoro
Tra le modifiche più rilevanti figura la conferma dell’esonero contributivo destinato alle aziende che promuovono iniziative di conciliazione tra vita professionale e familiare, nonché interventi a sostegno della maternità e della paternità.
L’agevolazione consiste in un esonero contributivo fino all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa. La misura troverà applicazione per il triennio 2026-2028. Offre alle aziende uno strumento concreto per favorire il benessere organizzativo e la genitorialità.
Riders e piattaforme digitali: rafforzata la presunzione di lavoro subordinato
Importanti novità riguardano anche i riders e i lavoratori impiegati tramite piattaforme digitali.
La nuova formulazione presume che il lavoratore sia subordinato quando il committente esercita poteri di direzione e controllo, salvo prova contraria.
La presunzione opera anche quando il controllo viene esercitato attraverso sistemi di monitoraggio automatizzati o sistemi decisionali automatizzati, rafforzando così le tutele nei confronti dei lavoratori della gig economy.
Previdenza complementare: ritorno al limite del 50% per la liquidazione in capitale
Sul fronte previdenziale vengono riviste alcune disposizioni relative alla previdenza complementare.
In particolare, la quota del montante accumulato che può essere percepita in un’unica soluzione al momento del pensionamento torna al 50%, dopo l’innalzamento al 60% previsto dalla Legge di Bilancio.
Contestualmente viene rinviata al 31 ottobre l’introduzione dell’erogazione frazionata del montante, ossia la possibilità di ricevere il capitale maturato in più tranche distribuite su un periodo minimo di cinque anni.
Salario giusto e contrattazione collettiva: le modifiche in discussione
La Commissione Lavoro è intervenuta anche sull’articolo 7 del D.L. 62/2026, modificando la definizione di “trattamento economico complessivo” utilizzata ai fini dell’individuazione del cosiddetto salario giusto.
Tra gli ulteriori interventi figurano:
- misure per incentivare il rinnovo dei contratti collettivi alla scadenza;
- nuovi adempimenti per i contratti di prossimità;
- modifiche in materia di distacco dei lavoratori;
- interventi sulla somministrazione di lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro;
- ulteriori disposizioni sulla previdenza complementare.
I prossimi passaggi parlamentari
Dopo l’esame in Commissione, il testo dovrà essere approvato dall’Aula della Camera per poi passare all’esame del Senato nell’ambito del procedimento di conversione in legge.
Le novità introdotte confermano la volontà del legislatore di intervenire su alcuni dei temi più rilevanti del mercato del lavoro: conciliazione vita-lavoro, tutela dei lavoratori digitali, previdenza integrativa e rafforzamento della contrattazione collettiva.