Nel Decreto Milleproroghe 2026 non compare, almeno per il momento, la proroga degli incentivi al bonus giovani e donne nelle aree ZES. La misura, inizialmente prevista in una bozza del provvedimento, non è stata inserita nel testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore. Secondo quanto chiarito da fonti ministeriali, si tratta di un rinvio legato a motivazioni tecniche e non di uno stop definitivo. La proroga dovrebbe essere reintrodotta tramite un emendamento in sede di conversione parlamentare del decreto.
Gli incentivi interessati sono quelli introdotti dal Decreto Coesione del 2024. Prevedono l’esonero totale dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per nuove assunzioni a tempo indeterminato o per la trasformazione di contratti a termine in rapporti stabili. Le agevolazioni, nella loro formulazione attuale, restano valide per le assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2025.
Secondo quanto emerso, una prima versione del Milleproroghe prevedeva l’estensione degli incentivi fino al 31 dicembre 2026. Questa proroga, però, non è confluita nel testo finale. La ragione è che la Legge di Bilancio 2026 contiene già una misura analoga, anche se basata su un esonero contributivo parziale, destinata alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2026. La sovrapposizione tra le due discipline ha quindi reso necessario rinviare l’intervento sugli incentivi a una fase successiva.
Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali è intervenuto con una nota ufficiale. Ha dichiarato che la Manovra 2026, ai commi 153, 154 e 155 dell’articolo 1, prevede
- misure finalizzate a sostenere l’occupazione giovanile stabile
- a favorire le pari opportunità nel mercato del lavoro per le lavoratrici svantaggiate
- a rafforzare lo sviluppo occupazionale nelle aree della Zona Economica Speciale unica.
Prima di procedere con la proroga degli incentivi introdotti dal Decreto Coesione, il Ministero e l’INPS stanno completando il monitoraggio sull’utilizzo delle risorse disponibili. L’obiettivo è verificare con precisione l’eventuale presenza di residui finanziari. Solo a partire da questa ricognizione sarà possibile capire quali margini di intervento risultino compatibili con i vincoli europei in materia di aiuti di Stato.
IL BONUS GIOVANI
Il bonus giovani under 35, introdotto nel 2024, prevede l’azzeramento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per un massimo di due anni, entro il limite mensile di 500 euro, per le assunzioni o trasformazioni a tempo indeterminato effettuate entro il 31 dicembre 2025. Il beneficio è riconosciuto a condizione che il lavoratore non abbia mai avuto in precedenza un contratto stabile.
IL BONUS DONNE
Il bonus donne segue un’impostazione analoga. La misura riconosce un esonero contributivo del 100%, entro il limite massimo di 650 euro al mese, per le assunzioni a tempo indeterminato di lavoratrici che si trovano in specifiche condizioni di svantaggio. Tra le beneficiarie rientrano le donne prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno due anni, indipendentemente dalla residenza. Possono accedere all’agevolazione anche le donne disoccupate da almeno sei mesi che risiedono nelle regioni ZES. Il beneficio si applica inoltre alle lavoratrici impiegate in settori caratterizzati da una marcata disparità di genere.
GLI INCENTIVI
Entrambi gli incentivi escludono i rapporti di lavoro domestico e di apprendistato, non sono applicabili alle imprese in difficoltà e non spettano ai datori di lavoro che non abbiano restituito eventuali aiuti di Stato illegittimi. Le agevolazioni non sono cumulabili con altri esoneri contributivi, ma restano compatibili con la maxi-deduzione per nuove assunzioni prevista dalla riforma dell’IRPEF, prorogata fino al 2027.
Accanto a questi strumenti si collocano il bonus ZES, rivolto alle imprese che assumono stabilmente disoccupati di lungo periodo con più di 35 anni nelle regioni del Mezzogiorno, e l’incentivo all’autoimpiego, destinato ai giovani disoccupati under 35 che avviano nuove attività imprenditoriali nei settori strategici legati alla transizione digitale ed ecologica.
Un requisito comune a tutte le agevolazioni è il divieto, per il datore di lavoro, di aver effettuato nei sei mesi precedenti l’assunzione licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo o licenziamenti collettivi nella stessa unità produttiva. Questo vincolo mira a garantire che gli incentivi siano effettivamente finalizzati a nuova occupazione e non a sostituzioni di personale.
In attesa dell’emendamento annunciato in sede di conversione del Decreto Milleproroghe, il quadro degli incentivi occupazionali resta quindi provvisoriamente ancorato alle scadenze del 31 dicembre 2025, con la prospettiva di una possibile estensione al 2026 subordinata agli esiti del monitoraggio finanziario e alle decisioni del Parlamento.