La Legge di Bilancio 2026 interviene in modo mirato sulla tassazione dei redditi da lavoro dipendente, introducendo due misure centrali: la detassazione degli aumenti contrattuali e la riduzione dell’aliquota Irpef del secondo scaglione. L’obiettivo è sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, in un contesto ancora caratterizzato da pressioni inflattive e aumento del costo della vita.
Aumenti contrattuali tassati al 5%
Dal 2026 gli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali beneficiano di un’imposta sostitutiva del 5%, in luogo della tassazione Irpef ordinaria e delle addizionali regionali e comunali.
L’agevolazione si applica agli aumenti corrisposti nel 2026, a condizione che derivino da contratti collettivi sottoscritti nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026, e riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito complessivo 2025 non superiore a 33.000 euro.
La misura mira a rendere più incisivi gli aumenti salariali, aumentando il netto in busta paga soprattutto per le fasce di reddito medio-basse. In base alle relazioni tecniche che accompagnano la norma, la detassazione sembra riferirsi esclusivamente agli aumenti previsti dai contratti collettivi nazionali, mentre restano escluse, almeno in via prudenziale, le intese territoriali e aziendali, in attesa di chiarimenti ufficiali dell’Agenzia delle Entrate.
Riduzione dell’Irpef sul secondo scaglione
Accanto alla tassazione agevolata degli aumenti, la manovra riduce anche l’aliquota Irpef del secondo scaglione, che dal 2026 scende dal 35% al 33%. La riduzione riguarda i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro.
Il nuovo assetto delle aliquote Irpef sarà quindi articolato come segue: 23% fino a 28.000 euro, 33% per la parte di reddito tra 28.000 e 50.000 euro, 43% oltre i 50.000 euro. Per i redditi complessivi superiori a 200.000 euro è previsto un meccanismo di compensazione attraverso la riduzione delle detrazioni fiscali, volto a sterilizzare gli effetti redistributivi della misura sulle fasce più elevate.
Effetti pratici per lavoratori e imprese
Per i lavoratori, le nuove disposizioni si traducono in un incremento del reddito netto sugli aumenti contrattuali e in una riduzione dell’imposizione complessiva per chi rientra nel secondo scaglione Irpef. Per le imprese, le misure rendono più efficace la leva dei rinnovi contrattuali nazionali, incentivando la chiusura dei contratti collettivi ancora in attesa di rinnovo e migliorando l’impatto degli aumenti salariali sul potere d’acquisto dei dipendenti.