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Come le aziende italiane possono affrontare la Direttiva UE sulla trasparenza retributiva

Entro giugno 2026 sarà applicata in Italia la nuova direttiva UE sulla trasparenza retributiva, pensata per contrastare il gender pay gap e garantire equità nelle retribuzioni. La maggior parte delle imprese non è ancora pronta ad affrontare questa innovazione.

Punti chiave della direttiva
1. Obbligo di indicare la retribuzione o un range nelle offerte di lavoro

Le aziende dovranno specificare il compenso previsto nell’offerta di impiego, evitando di chiedere ai candidati informazioni sulla retribuzione passata, per favorire negoziazioni aperte e meritocratiche.

2. Politiche retributive basate su criteri oggettivi e trasparenti

Le imprese dovranno definire compensi chiari e neutrali rispetto al genere, favorendo un sistema meritocratico a beneficio di tutti i collaboratori.

3. Diritto individuale e collettivo alla trasparenza

I lavoratori potranno chiedere informazioni sui livelli salariali applicati nel proprio ruolo o in ruoli equivalenti. Le organizzazioni sindacali potranno accedere a dati su retribuzione media, mediana e componenti accessorie.

4. Controllo su divari retributivi superiori al 5%

Se emerge una differenza salariale superiore al 5% tra ruoli equivalenti, l’azienda dovrà fornire una motivazione chiara e documentata.

5. Strumenti a tutela dei lavoratori

In presenza di discriminazioni salariali di genere, la direttiva introduce:

  • inversione dell’onere della prova,
  • diritto a un risarcimento diretto (“ab initio”),
  • sanzioni amministrative in caso di violazioni.
Stato attuale delle imprese italiane

Una ricerca su oltre 200 imprese rivela che:

  • il 64% non indica la retribuzione nelle offerte di lavoro;
  • il 62% si affida ancora a criteri interni non trasparenti o ai CCNL;
  • solo il 26% utilizza sistemi oggettivi di valutazione del ruolo (grading);
  • solo l’8% condivide le politiche retributive con tutto il personale;
  • il 68% non monitora il divario retributivo di genere;
  • il 72% non si sente pronto a implementare la direttiva;
  • il 46% ritiene di necessitare supporto per farlo correttamente.
Implicazioni strategiche per le aziende

Per conformarsi alla direttiva entro il 2026, le imprese italiane dovranno:

  • introdurre trasparenza nelle offerte di lavoro e nei criteri retributivi;
  • costruire sistemi di monitoraggio delle equità retributive;
  • predisporre politiche salariali definite, oggettive e accessibili a tutti i collaboratori;
  • potenziare il dialogo interno su temi retributivi, coinvolgendo anche i sindacati.
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