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Premi di risultato 2026: benefici, limiti e aspetti critici da considerare

Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, molte aziende iniziano a valutare se confermare o introdurre strumenti di incentivazione come i premi di risultato per il 2026. Tra queste misure rientrano i premi di risultato, che prevedono l’erogazione di somme ai lavoratori al raggiungimento di specifici obiettivi produttivi. La scelta può riguardare incentivi individuali o collettivi; per questi ultimi il DDL di Bilancio 2026 introduce importanti novità.

Nuova aliquota agevolata e aumento della base imponibile

Il DDL di Bilancio 2026 prevede una rimodulazione dell’aliquota agevolata al 1% sui premi di risultato erogati nel 2026 e nel 2027. Sale anche il limite annuo dei premi agevolabili, che passa dagli attuali 3.000 euro ai 5.000 euro.
Si tratta di un miglioramento rispetto a quanto già disposto dalla Legge di Bilancio 2025, che aveva ridotto l’aliquota al 5% per il triennio 2025–2027.

Incrementalità dei risultati: condizione essenziale

Per applicare l’imposta sostitutiva agevolata non basta raggiungere gli obiettivi fissati dalla contrattazione di secondo livello: è necessario che il risultato sia incrementale rispetto a quello antecedente il periodo di maturazione del premio.
La durata del periodo di riferimento può essere annuale, infrannuale o ultrannuale, purché il risultato sia misurabile e superiore a quello precedente.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che, in presenza di più obiettivi, è sufficiente che ne venga incrementato anche uno solo per applicare il beneficio fiscale.

Necessità di un periodo congruo

Un altro elemento fondamentale riguarda la tempestiva definizione dei criteri di misurazione. La detassazione non è applicabile se i criteri sono fissati con un contratto stipulato troppo vicino alla scadenza del periodo di maturazione, o addirittura dopo.
Per “periodo congruo” si intende l’arco temporale individuato dal contratto di secondo livello all’interno del quale deve essere verificato l’incremento di produttività, redditività o qualità.

La fonte istitutiva del premio: ruolo centrale della contrattazione

Per applicare la tassazione agevolata è indispensabile che il premio sia erogato in esecuzione di contratti aziendali o territoriali stipulati:

  • da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale
  • oppure da RSA o RSU legittimate

Senza una corretta fonte istitutiva, il premio non può beneficiare dell’imposta sostitutiva.

Platea dei beneficiari e limiti reddituali

Possono usufruire dell’agevolazione tutti i lavoratori indicati nell’accordo di secondo livello che non abbiano rinunciato per iscritto al beneficio.
È previsto inoltre un limite reddituale: il lavoratore deve aver percepito, nell’anno precedente, un reddito da lavoro dipendente non superiore a 80.000 euro, comprensivo di somme già assoggettate a imposta sostitutiva.
Ai fini della determinazione dei premi di produttività è considerato utile anche il periodo obbligatorio di congedo di maternità.

La logica prevalente è quella di una distribuzione trasversale, che coinvolge tutti i lavoratori o gruppi omogenei. Questo può rendere più difficile differenziare gli importi in base alla performance individuale.

Il costo per l’azienda

Dal punto di vista contributivo, i benefici del premio di risultato riguardano soprattutto il lavoratore. Per l’azienda, infatti, il premio rimane soggetto a contribuzione ordinaria INPS e INAIL.

Unica eccezione: i premi che prevedono il coinvolgimento paritetico dei lavoratori, per i quali è previsto:

  • uno sgravio di 20 punti percentuali del contributo IVS per il datore di lavoro, fino a 800 euro
  • un’esenzione contributiva totale per il lavoratore, sempre nel limite di 800 euro

Per quanto riguarda il TFR, è possibile escludere il premio dalla retribuzione imponibile solo se ciò è previsto dall’accordo collettivo che istituisce il premio.

Welfare aziendale come alternativa

Il premio di risultato può essere erogato anche sotto forma di welfare aziendale.
In questo caso è possibile ottenere una completa detassazione e decontribuzione, sia per l’azienda sia per il lavoratore, purché l’accordo collettivo consenta al dipendente di optare per la conversione totale o parziale del premio in beni e servizi rientranti nell’articolo 51 del TUIR.

I premi di risultato rappresentano uno strumento utile per incentivare la produttività e migliorare la competitività aziendale. Le novità previste dal DDL di Bilancio 2026 rendono la misura ancora più vantaggiosa per i lavoratori, pur lasciando invariati alcuni limiti per le imprese. Una corretta progettazione degli obiettivi, una definizione tempestiva dei criteri di misurazione e una chiara fonte istitutiva sono elementi essenziali per poter applicare la tassazione agevolata e ottenere i benefici previsti.

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