Dal 31 ottobre 2026 cambiano le regole sulla portabilità del fondo pensione. In caso di trasferimento volontario della posizione individuale, dopo almeno due anni di partecipazione alla previdenza complementare, il lavoratore potrà mantenere il diritto al contributo del datore di lavoro anche presso il fondo pensione scelto, senza i vincoli previsti dalla contrattazione collettiva.
La novità, introdotta dalla Legge di Bilancio 2026, amplia la libertà di scelta degli aderenti, ma rende ancora più importante valutare attentamente il fondo di destinazione prima di richiedere il trasferimento.
Cosa cambia per chi trasferisce il fondo pensione
La Legge n. 199/2025, all’articolo 1, comma 201, ha modificato l’articolo 14 del D.Lgs. n. 252/2005, intervenendo sulla disciplina della portabilità della posizione individuale.
In precedenza, il diritto al versamento del contributo datoriale presso il fondo pensione di destinazione era subordinato ai limiti e alle modalità stabiliti dai contratti o dagli accordi collettivi, anche aziendali.
Con la nuova disciplina, il lavoratore che trasferisce volontariamente la propria posizione dopo due anni di partecipazione potrà beneficiare del contributo del datore di lavoro anche presso la forma pensionistica prescelta, senza che tale diritto sia subordinato alle disposizioni della contrattazione collettiva.
La modifica si applicherà dal 31 ottobre 2026. Entro la stessa data, la COVIP dovrà adeguare le proprie istruzioni.
Portabilità della posizione individuale: le regole da conoscere
Il trasferimento della posizione pensionistica è già previsto dalla normativa sulla previdenza complementare. Trascorsi due anni dalla partecipazione, l’aderente può trasferire l’intero capitale accumulato a un’altra forma pensionistica complementare.
L’esercizio di questo diritto non può essere ostacolato o limitato. Inoltre, il trasferimento:
Non interrompe l’anzianità di adesione, che prosegue presso il nuovo fondo pensione.
È esente da oneri fiscali, se effettuato a favore di un’altra forma pensionistica complementare.
Deve essere eseguito entro sei mesi dalla richiesta, secondo i termini previsti dalla normativa.
Esistono inoltre specifiche disposizioni per i casi in cui vengano meno i requisiti di partecipazione al fondo pensione, ad esempio in seguito a un cambiamento dell’attività lavorativa. In queste situazioni, il trasferimento verso un’altra forma pensionistica collegata alla nuova attività può avvenire senza attendere il termine ordinario di due anni, nel rispetto delle condizioni applicabili.
Come scegliere il fondo pensione di destinazione
La maggiore libertà di trasferimento non significa che cambiare fondo pensione sia sempre conveniente. Prima di prendere una decisione, è opportuno confrontare le caratteristiche della forma pensionistica di destinazione e valutare gli effetti nel lungo periodo.
Ecco i principali elementi da considerare.
1. Contributo del datore di lavoro
È importante verificare come viene riconosciuto e versato il contributo datoriale presso il fondo scelto, considerando la nuova disciplina e le procedure applicabili.
2. Costi di gestione
Le commissioni di gestione, i costi amministrativi e le eventuali spese di trasferimento possono incidere sul capitale accumulato nel tempo. Un confronto dei costi complessivi aiuta a valutare la convenienza effettiva del passaggio.
3. Rendimenti e risultati storici
È utile confrontare i rendimenti delle diverse linee di investimento su orizzonti temporali coerenti, ricordando che i risultati passati non garantiscono quelli futuri.
4. Profilo di rischio
La scelta della linea di investimento dovrebbe essere compatibile con l’età, l’orizzonte temporale che manca alla pensione e la propria capacità di sostenere eventuali oscillazioni dei mercati.
5. Servizi e flessibilità
Modalità di adesione, informazioni disponibili, assistenza agli iscritti e possibilità di modificare la linea di investimento sono ulteriori aspetti da valutare.
Cosa fare in vista del 31 ottobre 2026
In vista dell’entrata in vigore delle nuove regole, è consigliabile analizzare la propria posizione previdenziale, verificare le condizioni del fondo attuale e confrontarle con quelle delle alternative disponibili.
La decisione non dovrebbe basarsi soltanto sulla possibilità di mantenere il contributo datoriale, ma anche sui costi, sulle caratteristiche degli investimenti e sulla qualità complessiva della gestione.