La comunicazione commerciale è uno strumento strategico per costruire relazioni, generare fiducia e rafforzare il posizionamento di un brand, fino a quando il marketing non diventa invasivo. Quando però il marketing ignora il consenso, la trasparenza e l’esperienza dell’utente, il risultato può essere l’effetto opposto: perdita di credibilità, danni reputazionali e sanzioni rilevanti.
I recenti provvedimenti del Garante per la protezione dei dati personali nei confronti di Verisure Italia e Aimag mostrano con chiarezza come pratiche di comunicazione aggressive o mal progettate possano trasformarsi in un serio problema per le aziende.
Comunicazioni indesiderate e consenso forzato: il caso Verisure Italia
Il Garante privacy ha sanzionato Verisure Italia con una multa di 400mila euro per trattamento illecito di dati personali a fini di marketing. Il provvedimento nasce da due situazioni emblematiche.
Nel primo caso, un ex cliente ha continuato a ricevere sms promozionali nonostante avesse esercitato il diritto di opposizione al trattamento dei dati. Nel secondo, un potenziale cliente che aveva semplicemente richiesto un preventivo ha iniziato a ricevere telefonate, email e messaggi pubblicitari, anche in questo caso dopo aver manifestato l’opposizione.
Le violazioni riscontrate sono state numerose e gravi. La società ha gestito le richieste di opposizione con ritardi superiori ai termini previsti e ha raccolto il consenso al marketing in modo non corretto. In particolare, il consenso risultava di fatto accorpato alla richiesta di preventivo: il semplice inserimento del numero di telefono veniva considerato come accettazione implicita alla ricezione di comunicazioni commerciali.
Dal punto di vista della comunicazione, questo approccio evidenzia un errore strutturale: confondere l’interesse informativo del cliente con la disponibilità a essere contattato per finalità promozionali. Una scorciatoia che riduce la qualità del contatto e mina il rapporto di fiducia.
Il Garante ha inoltre ritenuto eccessivo il periodo di conservazione dei dati dei potenziali clienti per il teleselling, fissato dalla società in dodici mesi, durante i quali era possibile ricontattare chi non aveva accettato il preventivo.
Oltre alla sanzione economica, a Verisure Italia è stato vietato l’ulteriore utilizzo dei dati acquisiti illecitamente ed è stata ordinata la cancellazione di quelli raccolti senza valido consenso, oltre all’adeguamento delle informative e delle procedure interne.
Sicurezza e marketing senza basi solide: il caso Aimag
Un secondo provvedimento ha colpito Aimag spa, azienda attiva nei servizi energetici, idrici, ambientali e di teleriscaldamento, con una sanzione di 300mila euro.
L’istruttoria è partita da una segnalazione relativa alla mancanza di adeguate misure di sicurezza nell’area riservata del sito aziendale. È emerso che chiunque, inserendo il codice fiscale dell’intestatario del servizio e una qualunque email, poteva registrarsi a suo nome e accedere a informazioni personali come indirizzo di abitazione e numero di telefono.
Durante le verifiche, il Garante ha accertato anche l’uso dei dati per finalità promozionali in assenza di una base giuridica adeguata e senza un’informativa conforme. In particolare, i consensi presenti nei form di registrazione risultavano già preflaggati sul “sì”, sia per il marketing sia per la customer satisfaction, in violazione delle regole sul consenso libero e consapevole.
Anche in questo caso, il problema non è solo tecnico o normativo, ma comunicativo. Un’esperienza digitale percepita come insicura e poco trasparente compromette la relazione con l’utente e trasforma ogni azione di marketing in un elemento di rischio.
Comunicazione, fiducia e responsabilità
I due casi mostrano un denominatore comune: trattare il contatto come un dato da sfruttare, anziché come una persona con aspettative, diritti e limiti chiari. La comunicazione commerciale efficace non nasce dall’insistenza, ma dalla qualità della relazione e dal rispetto delle scelte dell’utente.
Ignorare il consenso, forzare i form o prolungare in modo eccessivo l’utilizzo dei dati non aumenta l’efficacia del marketing. Al contrario, espone l’azienda a sanzioni, contenziosi e danni reputazionali difficilmente recuperabili.
In un contesto in cui la fiducia è un asset strategico, comunicare meno ma comunicare meglio è spesso la scelta più efficace.