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Fisco, nuovi controlli incrociati tra fatture elettroniche, POS e dichiarazioni

L’Agenzia delle Entrate rafforza i controlli del fisco attraverso i controlli incrociati dei dati relativi ai pagamenti elettronici, alle fatture elettroniche, ai corrispettivi telematici e alle dichiarazioni fiscali.

L’obiettivo è individuare eventuali operazioni che, pur essendo state certificate, non sono state riportate correttamente nella dichiarazione IVA. La verifica riguarda anche le operazioni che non hanno concorso alla determinazione del reddito imponibile.

Incassi POS e fatture elettroniche: come funzionano i controlli

Gli operatori finanziari trasmettono all’Agenzia delle Entrate i dati relativi agli strumenti di pagamento elettronico e agli importi delle transazioni. Queste informazioni vengono confrontate con quelle risultanti dalle fatture elettroniche e dai corrispettivi telematici.

Dal 1° gennaio 2026, il collegamento tra POS e strumenti di certificazione fiscale consente di rendere i controlli più mirati, mettendo in relazione i dispositivi di pagamento, i registratori telematici e i punti vendita.

Quando gli incassi registrati tramite POS risultano superiori agli importi certificati fiscalmente, l’Agenzia può inviare una lettera di compliance. La comunicazione segnala le differenze rilevate e riporta il dettaglio mensile e giornaliero delle transazioni.

Le verifiche si estendono alle imposte dirette

La novità più rilevante riguarda l’estensione dei controlli alla dichiarazione dei redditi.

Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate n. 271072 del 5 ottobre 2026 prevede il confronto tra i dati delle fatture elettroniche e dei corrispettivi del 2023 e quelli indicati nei quadri RF, RG e LM del modello Redditi 2024.

Le comunicazioni sono rivolte ai contribuenti per i quali emergono operazioni che non hanno concorso, in tutto o in parte, alla formazione del reddito dichiarato.

Le verifiche non riguardano quindi esclusivamente l’IVA, ma possono coinvolgere anche i ricavi d’impresa e, ove applicabile, la base imponibile IRAP.

Come comportarsi in caso di lettera di compliance

Chi riceve una comunicazione può verificare i dati segnalati e fornire chiarimenti attraverso i servizi dell’Agenzia delle Entrate, tra cui CIVIS, oppure regolarizzare eventuali violazioni mediante ravvedimento operoso, se ne ricorrono i presupposti.

A seconda dei casi, la regolarizzazione può richiedere l’emissione delle fatture omesse, la presentazione di dichiarazioni integrative e il versamento delle maggiori imposte, degli interessi e delle sanzioni ridotte.

È importante verificare la natura delle differenze prima di procedere, poiché uno scostamento tra incassi e documenti fiscali non costituisce necessariamente una violazione.

Cosa devono fare imprese e professionisti

Per ridurre il rischio di anomalie, è opportuno controllare regolarmente la corrispondenza tra incassi elettronici, fatture, corrispettivi e dati dichiarati.

In caso di comunicazione, occorre ricostruire le operazioni interessate, verificare eventuali note di credito e accertare che i ricavi siano stati correttamente indicati nella dichiarazione dei redditi.

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