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Vendite piramidali e influencer marketing – Cosa cambia con la sentenza n. 2871/2026 del Consiglio di Stato

Con la sentenza n. 2871 del 10 aprile 2026, il Consiglio di Stato torna su un tema centrale per imprese e marketing: pratiche commerciali scorrette, vendite piramidali e pubblicità occulta sui social.

La decisione riguarda un ricorso contro una sanzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e chiarisce alcuni punti chiave molto rilevanti per chi opera nel digitale.

Il caso: doppia sanzione per pratiche scorrette

L’AGCM aveva contestato a due società:

  1. Sistema di vendita piramidale
  2. Marketing occulto sui social media

Con sanzioni complessive pari a:

  • 800.000 € per la presunta vendita piramidale
  • 160.000 € per la pubblicità occulta

Dopo il primo grado davanti al TAR Lazio (sfavorevole alle aziende), il caso è arrivato al Consiglio di Stato.

Vendita piramidale vs multilivello: la distinzione chiave

Uno dei punti più interessanti della sentenza riguarda la differenza tra:

  • vendita piramidale (illecita)
  • marketing multilivello (lecito)

Secondo il Consiglio di Stato, un sistema è piramidale quando:

  • i guadagni derivano principalmente dal reclutamento di nuovi membri
  • il prodotto è solo un pretesto
  • si incentiva l’autoconsumo interno alla rete

Nel caso concreto, però, i giudici hanno rilevato che:

  • i compensi erano legati alle vendite reali di prodotti
  • non c’era prevalenza del reclutamento
  • non vi era obbligo di acquisto per gli incaricati

Risultato: annullata la sanzione per vendita piramidale

Marketing occulto sui social: quando è illecito

Diversa la conclusione per la seconda pratica.

Il Consiglio di Stato ha confermato la sanzione per pubblicità occulta, chiarendo che:

  • i contenuti pubblicati sui social (es. post su Facebook e Instagram)
  • sembravano esperienze personali spontanee
  • ma in realtà avevano finalità promozionali

Il problema principale?
Mancanza di trasparenza sull’intento pubblicitario

Quando un contenuto diventa pubblicità ingannevole

Secondo la sentenza, una comunicazione è scorretta quando:

  • non è chiaramente riconoscibile come pubblicità
  • mescola contenuti personali e promozionali
  • può influenzare le scelte del consumatore medio

In particolare, è stato evidenziato che:

  • i venditori si presentavano come semplici consumatori
  • veniva incoraggiata la condivisione di esperienze non sempre autentiche
  • mancavano indicazioni esplicite di natura commerciale

Questo configura una pratica ingannevole ai sensi del Codice del Consumo

Sanzioni: confermata la proporzionalità

Il Consiglio di Stato ha ritenuto corretta la sanzione di 160.000 € per il marketing occulto, considerandola:

  • proporzionata alla gravità della violazione
  • coerente con la diffusione della pratica
  • adeguata rispetto all’impatto sui consumatori
Cosa cambia per aziende e professionisti

Questa sentenza ha implicazioni molto concrete:

Per il network marketing:

  • il modello multilivello è lecito
  • ma solo se basato su vendite reali, non reclutamento

Per il digital marketing:

  • la pubblicità deve essere sempre trasparente
  • influencer e venditori devono dichiarare chiaramente la natura promozionale
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