La quinta edizione della rottamazione delle cartelle, la cosiddetta Rottamazione Quinquies, entra nella Manovra 2026 con un impianto rinnovato e più rigoroso rispetto al passato. Dopo le quattro precedenti sanatorie fiscali, il Governo introduce una formula che punta a trovare un equilibrio tra flessibilità per i contribuenti e sostenibilità per i conti pubblici. Il nuovo piano prevede una dilazione fino a 96 rate in otto anni, con pagamenti mensili e importi costanti. Vengono quindi eliminate le maxi-rate iniziali che avevano scoraggiato molti aderenti nelle versioni precedenti. L’obiettivo è rendere più accessibile il rientro dai debiti fiscali, garantendo al contempo una maggiore certezza di incasso per l’erario. Resta in discussione la possibilità di introdurre un acconto del 5% per debiti superiori ai 50.000 euro, misura pensata per assicurare maggiore affidabilità finanziaria. Tuttavia, l’ipotesi più accreditata sembra orientarsi verso l’eliminazione di qualsiasi fee d’ingresso, semplificando così le adesioni.
Regole di decadenza
Uno dei punti centrali del nuovo provvedimento riguarda le regole di decadenza. Il Ministero dell’Economia punta ad applicare le norme delle rateazioni ordinarie previste dal DPR 602/73, che comportano la decadenza dopo due rate non pagate, anche non consecutive. Si tratterebbe di una svolta più severa rispetto alle otto rate consentite in passato, con l’intento di limitare abusi e rendere il sistema più credibile. La misura potrebbe inoltre escludere i cosiddetti “rottamatori seriali”, ovvero i contribuenti che hanno aderito alle precedenti definizioni solo per bloccare procedure esecutive senza poi rispettare i piani di pagamento. Al contrario, è previsto il possibile rientro dei decaduti dalle edizioni precedenti, con un piano di rateazione più lungo e flessibile. I carichi fiscali interessati dovrebbero includere quelli affidati alla riscossione fino al 31 dicembre 2023, con la possibilità di estensione al 31 dicembre 2024. Restano invece escluse le sanzioni penali, i danni erariali e gli aiuti di Stato da restituire. Dal 2016 ad oggi le quattro rottamazioni hanno recuperato circa 38 miliardi di euro su un potenziale di oltre 100 miliardi, ma quasi la metà dei contribuenti ha abbandonato il piano prima della conclusione. La nuova formula, più strutturata e sostenibile, mira a invertire questa tendenza, rafforzando la fiducia nel rapporto tra cittadini e amministrazione fiscale.