In merito all’Obbligo di repechage, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 1364/2025, ha ribadito un principio fondamentale in materia di licenziamento: il datore di lavoro, prima di procedere alla risoluzione del rapporto, ha l’obbligo di verificare la possibilità di ricollocare il dipendente in mansioni compatibili all’interno dell’azienda. Questo dovere di “repechage” rappresenta una condizione di legittimità del licenziamento per giustificato motivo oggettivo.
Cos’è il repechage
Il repechage è l’obbligo del datore di lavoro di adoperarsi per evitare il licenziamento, verificando se esistano posizioni equivalenti o inferiori, comunque compatibili con le competenze del dipendente, che possano permetterne la ricollocazione. Solo se tale verifica risulta impossibile, il licenziamento può considerarsi legittimo.
Cosa dice l’ordinanza n. 1364/2025
La Cassazione ha sottolineato che:
- Il datore di lavoro deve dimostrare di aver effettivamente valutato la possibilità di adibire il lavoratore ad altre mansioni disponibili.
- Non è sufficiente affermare genericamente l’impossibilità del ricollocamento: occorre una prova concreta.
- L’obbligo riguarda non solo le mansioni equivalenti, ma anche quelle inferiori, purché compatibili con le capacità del lavoratore e senza necessità di formazione eccessiva.
La Corte ha così confermato che il repechage costituisce un presidio a tutela del diritto al lavoro e un limite al potere datoriale di recesso.
Impatti per le aziende
Per le imprese questa ordinanza rafforza l’importanza di una gestione documentata e trasparente dei processi di riorganizzazione. In particolare:
- È consigliabile tenere traccia delle valutazioni fatte prima di un licenziamento.
- Va verificata la presenza di posizioni alternative, anche di livello inferiore.
- Una mancata dimostrazione dell’adempimento dell’obbligo di repechage può comportare la dichiarazione di illegittimità del licenziamento, con conseguenze risarcitorie e reintegratorie.
Conclusioni
L’ordinanza n. 1364/2025 conferma un orientamento ormai consolidato: il repechage non è un adempimento formale, ma un vero e proprio obbligo sostanziale. Per i datori di lavoro, ciò implica la necessità di un’attenta valutazione organizzativa prima di avviare un licenziamento.