La Corte costituzionale, con la sentenza 118/2025, La Corte costituzionale ha chiarito il tetto massimo del risarcimento dovuto al lavoratore che ha subito un licenziamento illegittimo.
Il risarcimento non può superare le 18 mensilità dell’ultima retribuzione per ogni anno di servizio. Già in precedenza, con la sentenza 183/2022, la Corte aveva dichiarato illegittimo il limite minimo delle 6 mensilità.
Il nuovo orientamento ribadisce quindi un principio di equilibrio: evitare indennizzi troppo bassi che non compensano il danno subito, ma anche porre un limite massimo per garantire proporzionalità e sostenibilità del sistema.
La decisione si inserisce nel dibattito giurisprudenziale relativo alla disciplina dei licenziamenti e al sistema di tutele previsto dalla normativa sul lavoro, con l’obiettivo di assicurare una maggiore coerenza tra la gravità della violazione e l’entità del risarcimento riconosciuto al lavoratore.
In questo modo, la Corte mira a rafforzare il principio di adeguatezza del ristoro economico, lasciando comunque al giudice un margine di valutazione nella determinazione concreta dell’indennità, sulla base delle circostanze del caso, dell’anzianità di servizio e delle condizioni delle parti coinvolte, al fine di stabilire il risarcimento dovuto per licenziamento illegittimo.
La pronuncia rappresenta quindi un ulteriore passaggio nell’evoluzione dell’interpretazione costituzionale delle tutele contro il licenziamento illegittimo, con effetti rilevanti per imprese, lavoratori e operatori del diritto.