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Lavoro da remoto: diritto alla disconnessione e nuova valutazione dello stress

Nel 2025 il tema del lavoro da remoto torna al centro dell’attenzione normativa, con particolare riferimento alla tutela della salute psicofisica dei lavoratori. La crescente diffusione delle tecnologie digitali rende necessario regolamentare in modo più chiaro i tempi di connessione, i carichi informativi e le modalità di svolgimento dell’attività lavorativa.

Il diritto alla disconnessione

All’inizio del 2025 è stata presentata al Senato una proposta di legge dedicata al diritto alla disconnessione. L’obiettivo è contrastare il fenomeno del cosiddetto “tecnostress”, cioè lo stress derivante da un utilizzo non corretto o eccessivo degli strumenti tecnologici. Questo tipo di sovraccarico può generare ansia, insonnia, mal di testa e, nei casi più gravi, forme di burnout, con ripercussioni psichiche, emotive e fisiche, oltre a un generale calo di produttività.

Il principio del diritto alla disconnessione non è nuovo: già la Legge 61/2021 riconosce al lavoratore agile la possibilità di disconnettersi dagli strumenti digitali al di fuori dell’orario di lavoro, nel rispetto degli accordi individuali e fatti salvi eventuali periodi di reperibilità. Tale diritto è legato alla tutela dei tempi di riposo e della salute, e non può comportare penalizzazioni sul rapporto di lavoro o sulla retribuzione.

La valutazione dello stress nel lavoro da remoto

Sempre nel 2025 l’INAIL ha aggiornato il modello per la valutazione dello stress lavoro-correlato, integrando quello del 2017 con un nuovo modulo dedicato specificamente al lavoro da remoto e all’innovazione tecnologica. Questo strumento tiene conto delle nuove modalità organizzative e dei rischi emergenti associati all’uso intensivo delle tecnologie digitali.

Aspetti organizzativi da gestire

Per tutelare adeguatamente i lavoratori da remoto è necessario definire in modo chiaro regole, strumenti e modalità operative. Tra gli aspetti da considerare rientrano:

  • la fornitura di una dotazione tecnologica idonea allo svolgimento dell’attività da remoto;
  • l’individuazione delle attività effettivamente compatibili con il lavoro a distanza e delle modalità con cui devono essere rendicontate;
  • la definizione condivisa delle fasce orarie di disponibilità, garantendo il diritto alla disconnessione e l’equilibrio tra vita privata e lavoro;
  • la formazione sui rischi legati al lavoro da remoto, con particolare attenzione all’importanza di effettuare pause, attività ricreative o tecniche di rilassamento.

Nel caso di telelavoro, home office o lavoro da remoto in senso stretto, il datore di lavoro è tenuto, quando necessario, a fornire anche la dotazione ergonomica per la postazione, come ad esempio una sedia adeguata.

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